“Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla.”
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere
La necessità di programmare e organizzare ogni singolo momento della nostra giornata - dal lavoro allo sport, dal weekend ai pasti - viene spesso venduta come una sorta di panacea contro lo stress e a favore di una maggiore efficienza. In tutta onestà non mi sento di biasimare del tutto questo punto di vista, ma neanche di accoglierlo senza spirito critico.
I ritmi della nostra quotidianità rendono la pianificazione talvolta indispensabile: impostare la sveglia per arrivare puntuali in ufficio o programmare il lavoro in base alle scadenze è fondamentale. Ma quando la pianificazione smette di essere uno strumento e diventa un valore assoluto in sé, allora tutto rischia di diventare "muto", proprio come ci suggerisce Kundera, e ogni cosa perde un pizzico della sua magia.
Quando lo spazio della nostra giornata è completamente pieno, il vuoto scompare. Ma è solo dove c'è vuoto che può esserci movimento. Solo se lasciamo un margine all'ignoto e al caso, la vita può davvero accadere e sorprenderci.
Pensaci: se iniziassimo a guardare un film conoscendo già ogni singolo dettaglio del copione, tratterremmo a stento l'interesse. È quando la trama ci sorprende che la storia diventa appassionante.
Allo stesso modo, quando lasciamo spazio al caso e al non pianificato, entriamo finalmente in contatto con le nostre emozioni più profonde e con il nostro sentire più autentico. Ed è lì che la vita torna a parlarci.