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Le Fate Ignoranti e l'impermanenza: l'arte di accogliere l'inatteso

29 Giugno 2026
Le fate ignoranti e l impermanenza

Impermanenza: la consapevolezza profonda secondo cui tutto ciò che esiste è in continuo e inevitabile divenire. Non solo le situazioni esterne, ma anche le nostre emozioni, i pensieri, le relazioni e il nostro personale modo di stare nel mondo.

Qualche giorno fa mi è capitato di rivedere Le Fate ignoranti di Ferzan Özpetek e il mio pensiero è andato subito proprio a questo concetto. L'intero film ne è intriso e accompagna in modo speciale la storia della protagonista, Antonia.

La storia di Antonia: quando la stabilità crolla

Antonia è un medico, è felicemente sposata con Massimo, non hanno figli e adora la stabilità della sua vita. La morte improvvisa del marito, però, spalanca le porte a un vortice di eventi e scoperte che la condurranno a un inevitabile e profondo cambiamento.

Il lutto la costringe a ridefinire se stessa, mentre la scoperta di una "seconda vita" segreta del marito la obbliga a fare i conti con l’amore: non più inteso come dimora stabile e rassicurante, ma come una forza in continuo divenire, capace di assumere forme di volta in volta diverse e perfino contraddittorie.

Oltre le definizioni: l'amore come forza in divenire

Scoprire che Massimo aveva una relazione con un uomo stravolge le certezze di Antonia. Tutto viene messo in discussione, per poi approdare gradualmente verso una consapevolezza semplice ma rivoluzionaria: talvolta le linee di demarcazione sono mobili.

L’amore autentico rompe gli argini delle definizioni e delle classificazioni rigide, posizionandosi su un livello molto più profondo.

Mollare la presa per far fiorire l'inatteso

È solo quando Antonia sceglie di mollare la presa con il passato e di lasciarsi andare, che riesce ad aprirsi davvero alla comunità di amici di Massimo.

Questo colorato e umano "puzzle" di persone rappresenta un modo diverso di abitare il mondo - non migliore né peggiore, ma profondamente autentico. La storia di Antonia ci invita a rivolgere lo sguardo al di là dei nostri presunti confini: è proprio lì, dove smettiamo di controllare e difendere le vecchie certezze, che l’inatteso può finalmente fiorire.